venerdì 19 gennaio 2018

Viaggio in Georgia 4 (Kutaisi e dintorni)

(sèguito di giovedì 7 luglio)

Lungo la strada ci sono tanti che vendono i loro pani, anzi panoni, sei al prezzo di cinque, i georgiani mangiano tanto pane con molta mollica per tirar su gli intingoli dei sughi, e le dense zuppe. Altri vendono amache, dondoli di corda, sdraio... oppure oggetti in legno, cesti.
Attraversiamo la grande pianura centrale del Paese con i suoi campi di grano, e gli orti. Poi dopo Khashuri e poi Surami, con le loro periferie scassatone ma pulite, e con vari baracchini e negozietti lungo strada, iniziano grandi boschi, si supera un passo a 1450 metri, e si esce dalla Shida Kartli. Qui inizia la regione collinare e montuosa dell' Imereti, con fortezze medievali, torri di guardia, chiese-monasteri cinte dentro muraglie, e bella campagna. Si passa un tunnel con sculture, e poi si possono vedere tante arnie per api, baracchini che vendono miele oppure pannocchie di mais abbrustolite. 
Mucche, cavalli, capre, pecore, e persone che camminano lungo la strada statale. La campagna, le colline, e i boschi sono molto belli. Ma le fabbriche che si vedono sono tutte distrutte, o abbandonate e arrugginite. Forse sono state bombardate dai russi durante le ultime due guerre. 
A 50 km prima di Kutaisi passiamo il bivio che in soli 21 km ci avrebbe portati a Bagdati che è la cittadina natale del grande poeta rivoluzionario Mayakovskij, e quando dico che mi sarebbe interessato visitare la sua casa ora museo, desto meraviglia e incomprensione. Io da ragazzo ero stato un accanito lettore delle sue opere, e mi ero molto identificato con questo eroe dell'arte libera e creativa.

Giungiamo a Kutaisi (la seconda città della Georgia)

e facilmente andiamo in via Newport, all'albergo che avevo prenotato: il "Rero hotel". E' piccolino, ma nuovo e al front desk la giovane sembra molto corretta e professionale. Forse il proprietario è un russo dato che la mail è rerohotel@mail.ru  e non invece .ge
Per prima cosa dobbiamo dare della nostra roba da lavare, poi lei ci dice che si possono fare dei giri nei dintorni con un loro taxi, e le dico di prenotarlo per noi, e subito usciamo. Ci dirigiamo verso destra in discesa, e constatiamo che effettivamente siamo in pieno centro, per cui camminiamo un po', ma essendo le due c'è un sole spaccapietre rovente, sostiamo subito in un negozio dove compriamo dello yogurt fresco alla frutta che finisce in un batter d'occhio. Intanto siamo già di fianco al Teatro statale drammatico, e subito passato il teatro siamo nella ampia piazza centrale, dove ci sono tre bar e un posto per pranzare. Scegliamo un tavolino fuori all'aperto dove c'è ombra e persino un filo di arietta. Restiamo lì al caffè-bar "Rennes" dove c'è una simpatica cameriera con folti e eccezionalmente lunghissimi capelli. Ci godiamo la vista della grande fontana centrale con statue (modelli ingranditi di reperti archeologici) e con dietro il teatro,

e del verde dei giardini dell'ampio boulevard sulla ns sinistra.

Poi già che siamo qui, intanto che aspettiamo, vado a cambiare dei soldi nella banca che è proprio adiacente, e pranziamo con 11 €uro in due. Prendiamo: annalisa una caprese (con vera mozzarella), e io delle verdure grigliate, e una grossa coppa di macedonia (salad of assorted fresh fruit) dato che era da un bel po' che non trovavamo da mangiare frutta. E beviamo bibite e acqua in quantità.
Passeggiamo nel bel parco (Baghis kide) ombroso e ventilato, ordinato e ben tenuto, con tanti fiori.

ci sono anziani che giocano ad una specie di tric-trac, chioschi, bancarelle,



Chiediamo dov'è il Museo storico statale (Kutaisi State Historic Museum).

Però purtroppo appena entrati in questo edificio dei primi del novecento, per accedere alle sale c'è una scalinata alta e poi altri vari scalini da fare, per cui Annalisa, che ha male al ginocchio, resta giù nell'atrio ad aspettarmi (non è previsto un ascensore, è un edificio del 1912).

 Una sala è sull'Età del Bronzo,
figurina ithyfallica (VII s. a.C.)

e un'altra di antichità (la città di Kutaisi 3500 anni or sono era capitale del regno di Colchide col nome di Aïa, menzionata anche nelle "Argonautiche"),
 coppa, rhyton d'argento (IV s.a.C.)


gryphon dell'epoca dell'impero sassanide

e l'altro salone è sul folklore, con costumi tradizionali, oggetti, attrezzi popolari, ecc. interessante.

Ci sono anche libri d'antiquariato, e icone religiose

una "vita di Alessandro Magno" di fine Settecento

 san Giorgio che uccide l'imperatore

san Giorgio che schiaccia Diocleziano

Un'altra parte è in restauro. Il biglietto al solito è di 3 lari.

Poi deambuliamo un po' qui e là, e vedo una insegna con scritto Info turistiche, così entro in un paio di portoni ma non trovo, è un edificio con varie sedi di ditte, finché una impiegata di un qualche ufficio uscita per fare un intervallo, torna dentro per chiedere alle colleghe, e quindi una di loro mi accompagna poco più in là sotto i portici, e vedo che su un vetro di una finestra c'è una "i".... fuori ci sono solo insegne con scritte in alfabeto georgiano...  Entro e provo ad aprire una porta, e lì c'è un piccolo ufficio con un giovane calmo e gentile che parla bene inglese. Gli chiedo se si può comprare il biglietto del bus per andare a Mestia. Ritornati in albergo, la tizia mi chiede cosa abbiamo fatto, e io le chiedo se ha prenotato per un giro, e mi dice di sì (poi risulterà che invece no, non l'aveva fatto.....). Restiamo un po' in camera a riposare e poi ri-usciamo quando fa meno caldo. Ora c'è in giro tanta gente.
Andiamo al mercato, o bazaar. Ci sono donne che vendono solo erbe aromatiche, prezzemolo, timo, coriandolo, basilico rosso, ... e anche spezie. Si vede che ne fanno molto uso. Ci sono le noci in succo d'uva (churchkhela), formaggio affumicato (sulguni), salsa amara di prugne (tkemali), e un miscuglio di erbe aromatiche e spezie varie (adjika).  Si vendono anche cotiche essiccate, e lardo secco. Un paio di "macellerie" sono proprio schifose. Poi frutta, verdure, e cianfrusaglie varie.







Più in là c'è un gruppetto di giovani che canta e suona melodie tradizionali georgiane per passarsi il tempo.


In giro ci sono anche statue, altorilievi, e opere d'arte per decorare le vie o le piazze, come ad es. queste:



o anche queste altre:



La città di Kutaisi (200mila ab.) è sede del nuovo parlamento nazionale quindi è diventata la capitale legislativa del Paese. Il modernissimo e originale edificio dell'architetto spagnolo A.Domingo Cabo, con una cupola alta 40 mt. è stato inaugurato quattro anni fa.


Infine alla sera ritorniamo in piazza centrale di nuovo da "Rennes" dove ceniamo verso le nove. Io prendo pollo  arrosto con spinaci, in salsa di gorgonzola, e Annalisa una carbonara; buoni. Totale 10€uro. C'era un giovane americano che fa il cooperante che aveva portato qui a cena i genitori venuti a trovarlo. Poi gironzoliamo ancora un po' perché è proprio una bella serata estiva, tutti sono fuori casa all'aperto.
Notiamo solo ora che proprio davanti alla porta del ns albergo c'è l' hotel "Discovery", e di fianco la guest house "Veneto". E a pochissima distanza c'è la vecchia sinagoga del 1885.


Venerdì 8

Vicino alla fermata del bus purtroppo c'è un cane morto, altri randagi lo annusano. Poi vado subito dal ragazzo gentile del "Tourist i", aspetto un bel po' il mio turno, e mi fa per telefono la "prenotazione" dei posti sul bus, cioè in realtà si tratta solo di una raccomandazione orale per cui semplicemente dice al conducente di aspettarci. In definitiva seguendo il suo consiglio andremo prima al mare e poi da là con questo bus andremo su sul Caucaso, se no da qui l'unica è prendere un volo con un aereoplanino, ma è già tutto pieno.
Improvvisamente scroscia a dirotto e mi inzuppo solo per ritornare al bar, e fradicio faccio subito colazione. Entrano correndo una coppia di giovani lituani arrivati in moto.
Tornati in albergo ci sono le consuete incomprensioni con la tizia che non ci aveva prenotato un auto per fare un giro dei dintorni...! in effetti non sa l'inglese ma solo alcune parole base. Andiamo in strada e contrattiamo per un "taxi". In realtà sono tutti abusivi, e dunque si tratta solo di gente che per campare fa l'accompagnatore in auto, quindi sono solo "car driver", più economici (se si contratta a lungo) dei taxi con su l'insegna ufficiale.
Saliamo e saliamo, poi ad un passaggio della ferrovia non c'è la sbarra ma solo uno in un baracchino che fa segno di sì con la testa, e si attraversa. Ed ora dopo soli 11 km eccoci a Gelati. Qui c'è un famoso monastero ortodosso. Ci avviamo sullo stradello di terra battuta, in mezzo c'è un grosso cagnone che non vuole assolutamente spostarsi.
Monaci col barbone e con scarponi grossi (qui con la pioggia diventa tutto fango). Vivono qui isolati.


L'edificio principale è del 1106 ma rimaneggiato e ampliato nel XVIIs. Ci sono bei mosaici e affreschi. Il re Davide (Davit) detto Agmashenebeli "il costruttore", della dinastia dei sovrani Bagrationi, XI sec., nato a Kutaisi è sepolto nel cortile interno.
gli ultimi epigoni dell'iconoclasmo bizantino hanno cancellato i volti

Qui vi era una Accademia di studiosi, teologi e filosofi, e uomini di scienze, per cui il monastero fu soprannominato "secondo monte Athos" (Grecia). Si conservano tuttora preziosi e rari manoscritti.
Fuori c'è anche una replica della croce di santa Nino, contornata dalla treccia dei suoi capelli
Da qui parte un bel sentiero per chi ama fare trekking nella natura


Poi andiamo a vedere il monastero di Motsameta a pochi km di distanza.


Ad un certo punto un uomo lungo la strada chiede un passaggio a causa della pioggia. E' una sorta di Gurdulù o homo selvaticus (si veda il libro di Massimo Centini), che scende all'entrata. Una portinaia ci ferma e chiude il cancello per la stradina di ingresso. C'è una sferzante pioggia e così ci vediamo costretti a farci tutto il percorso a piedi sotto l'ombrellino portatile (un bel percorso nel bosco). Il "salvadego" ci chiede dei soldi, gli diamo delle monetine, e allora va a dire alla portiera qualcosa per cui quella ci apre e fa passare  l'auto, che poi ci aspetterà fuori al ritorno.

Siamo sul ciglio di un burrone sul fiume che sta giù in basso. Arriviamo al ponte di passaggio e scendiamo dalla macchina e proseguiamo a piedi.



 C'è ovunque odore di cacca di vacca.
Anche questo è dell' XI sec. ma costruito su una chiesa dell'VIII s. Per certe occasioni ci vengono molti pellegrini. Luogo molto tranquillo e suggestivo che da appunto sul fiume Rioni, composto da due chiese.

Quindi poi andiamo ala cattedrale di Bagrati, che domina sulla città. Considerata un capolavoro di architettura medievale. Ricostruita più volte, e da ultimo restaurata pesantemente (tanto che l'Unesco le ha tolto il titolo di patrimonio materiale intangibile dell'umanità). Il nome le deriva da quello del re Bagrati, fondatore di una dinastia regnante su tutto il territorio georgiano, che unificò dunque i due antichi regni.

Ci sono stupende opere d'arte medioevale.
il trono che utilizza il patriarca

Andiamo a pranzo al ristorante "Baraqa". Ci sono varie tipologie di kachapuli a seconda delle ricette tradizionali regionali: ci sono quelli Imeruli, cioè locali di qui dell'Imereti, e Megruli, e Acharuli, che praticamente hanno del formaggio locale o dentro o sopra...

Poi hanno: safirmo, fenovani (o penovani), achma (pasta sfoglia tipo lasagne), kubdari, e il piatto tipico regionale Acharuli lobiani, una pizza a calzone aperto a metà con riempimento. Inoltre a parte vari khinkali, c'è: barbecue di maiale, funghi con sulguni (un formaggio), chashushuli con vitello stufato, odjaxuri (carne e patate), shkhmeruli (pollo con limone e uova), okroshka (una zuppa fredda con del prosciutto), kebab, spiedini (di agnello, o pollo, o maiale), e pollo ripieno di spinaci, borano, o kubdari, o melanzane con le noci,  eccetera ecc. (vedi foto qui sotto del menù e pensa di dover scegliere per ordinare):


Purtroppo ancora piove forte, e abbiamo disdetto la prenotazione per Mestia poiché non ci pare il meteo giusto, e ci abbiamo pure perso qualcosa dato che eravamo fuori tempo massimo per poter cancellare, cioè oltre le 24 ore. Penso che senz'altro convenga andare ora a Batumi, dove sicuramente il tempo è bello, e su a Mestia invece più tardi quando il sito di previsioni meteo ci darà almeno un paio di giornate di sole. Quando usciamo dall'uff. turistico, per l'intensità e violenza degli scrosci di pioggia, ci infradiciamo subito. Rientrati al "Rero", Mamuka cioè la tizia della reception presenta a Annalisa un tale che sa l'italiano perché lavora con un prete italiano alla pensione Veneto, che è della Caritas. Ci racconta alcune esperienze.
Combiniamo con un car driver in sosta lungo il marciapiedi per andare domani a Batumi, il quale ci parla per tramite di un suo collega al centralino che sa l'inglese.... L'autista si chiama Zyrab.

Oramai tutta la nostra camera è cosparsa di indumenti fradici ad asciugare, che passiamo con un phon (anche quelle che avevamo dato da lavare, che ci son state restituite umide...).
Cessato il secondo diluvio, a merenda al bar prendiamo delle ottime fette di torta. C'è un gruppo di 7 donne iraniane tutte vestite di nero. Al bar ora c'è una buona connessione wi-fi. Individuata una guest house dove la signora parla italiano (!),  combino con lei per telefono per quando poi andremo su a Mestia. E intanto combino con una guest house al mare, che sta nel vecchio centro di Batumi, e si chiama "Old Boulevard", a buon prezzo (mentre la città vacanziera di Batumi in generale è piuttosto più cara dei centri all'interno). Domattina faremo dunque il percorso da Kutaisi a Samtredia poi a sinistra fino al mare Nero e giù a sud lungo la costa.

(continua)