mercoledì 7 febbraio 2018

segnalazioni e recensioni al mio libro su J.Campbell


Per quanto riguarda il mio libro su J. Campbell e sulle sue opere, uscito a fine maggio 2017,  sta andando abbastanza bene, sia come vendite che come segnalazioni o recensioni su riviste e periodici.


La rivista "Archeologia Viva" nel numero 186 di novembre '17,  lo segnala ai propri numerosi lettori.


Anche la rivista "Il Minotauro" di Bologna, ha pubblicato già nel numero di giugno 2017 una recensione di due pagine.






Una recensione già compare sul Web, nel sito della rivista on-line "Témenos", in cui si legge tra l'altro:

a cura della Redazione:  
(...)«Un libro, quello di Pancera, da tenere in libreria, prezioso per lo studioso, il ricercatore, lo psicologo e per chiunque voglia approfondire “la forza del mito”. Ricco di aneddoti e note accompagna il lettore attraverso le opere di Campbell riuscendo a conferire una visione d’insieme del suo pensiero e facendo emergere l’uomo con i suoi sogni e le sue aspirazioni più profonde.»(...)
(vedi http://www.temenosjunghiano.com/carlo-pancera-la-forza-del-mito-leroico-viaggio-j-campbell-la-mitologia-comparata-moretti-vitali/ )
Una segnalazione sul Web si trova anche nel sito del Cirse (centro italiano per la ricerca in storia dell'educazione) relativo al numero dell'ottobre scorso:

https://new.cirse.it/2017/10/17/
la-forza-del-mito-leroico-viaggio-j-campbell-la-mitologia-comparata/


La prestigiosa rivista di psicoanalisi e società, "Gli Argonauti", edita da Carocci, fondata da Davide Lopez e diretta da Loretta Zorzi Meneguzzo, ha pubblicato una recensione di Alessandra Capani sul n. 155. in cui si dice tra l'altro che:

 

«Il lettore segue l’incredibile viaggio di Campbell  attraverso la conoscenza del Mito, sentendo pulsare la sua autentica curiosità, il desiderio di conoscenza e sperimentazione attiva,  espressioni di una volontà tenace di coglierne e connettere tra loro tutte le indicazioni e le implicazioni, rivelatrici delle matrici più profonde della mente umana. ( ...)

In questo libro l’Autore  offre la possibilità di conoscere approfonditamente la vita e le opere di Joseph Campbell, di entrare in contatto con la personalità e la forza di un pensatore capace di combinare proficuamente rigorosa ricerca e piena fiducia nell’intuizione e nelle potenzialità feconde dell’incontro con il mondo esterno.


(...) Carlo Pancera si interroga con Campbell sui possibili nuovi miti e nuovi eroi. Penso che questo sia un punto estremamente importante, se si riflette sulla rapidità e l’intensità con la quale le innovazioni tecnologiche e i cambiamenti profondi e inquietanti del nostro mondo globalizzato pongono nuovi quesiti, interrogativi etici, nuovi orrori e nuove speranze.» (A.Capani)
 


Sul n. 3/4 del dicembre 2017 della rivista "Rassegna di Pedagogia", è uscita una recensione di Enza Colicchi dell'università di Messina.  

RASSEGNA DI PEDAGOGIA
Pädagogische Umschau
Fabrizio Serra editore, Pisa - Roma 


E anche la "Rivista di Scienze Sociali" ne pubblicherà una per il numero di dicembre '17, ancora in attesa di stampa (uscita prevista entro marzo).

Rivista di Scienze Sociali 


ISSN 2239-1126
Anche la rivista "Erga-Logoi" ha già in programmazione per il loro numero del marzo 2018 una segnalazione (vol.VI, n.1 ). 

Inoltre la rivista torinese "Paideutika", che già ha segnalato il mio libro sul n. 26, ha ora in corso di composizione-stampa sul n.27 che uscirà nel maggio 2018, una recensione dettagliata per opera di Silvano Calvetto. 

Prossimamente uscirà a marzo una recensione sulla rivista  milanese di novità librarie "Qui Libri"

Come pure le riviste: "Metis", della Mediterranean Society of Comparative Education, a c.di Isabella Lojodice,

"Pedagogika", e la "Rivista di Storia dell'Educazione" del Cirse di Firenze, e la "Rivista italiana di Antropologia applicata", di Padova, hanno messo in programmazione una segnalazione, o una recensione, o un articolo sul mio libro. 

Così come gli "Annali di Storia dell'Educazione", per i quali il prof. Fulvio De Giorgi mi ha scritto una dettagliata e lusinghiera recensione in corso di stampa sul prossimo numero che uscirà in marzo '18. 


Anche il periodico "Archetipi", pubblicato da Dagaz srl di Ancona. Forse ci sarà una segnalazione sulla rivista "Expression" edita da Atelier, diretta dal prof. E.Anati. 
Spero che poi anche altre ne seguiranno.



Per quanto mi riguarda, già in settembre '16 avevo preannunciato l'uscita di questo mio libro durante un seminario italo-spagnolo sull' intercultura che si è svolto a Berlanga in Castiglia nella sede del CEINCE, "Centro Internazionale sulla cultura educativa" diretto dal prof. A. Escolano: i cui Atti sono stati pubblicati in gennaio  2017 i n un libro a cura di Giorgio Poletti: "Il patrimonio dell'intercultura", in cui compare  come 7° capitolo il mio: "Formazione e mitologia in J.Campbell" (pp. 93-108), edizioni Voltalacarta, di Ferrara, 2017.


E infine segnalo che sull'ultimo numero della rivista "Il Minotauro" di Bologna (Persiani editore), è appena uscito un mio articolo intitolato "Segni e simboli: interrogativi sulle immagini generatrici", nel quale tra l'altro cito anche J.Campbell, e il mio libro.



sabato 3 febbraio 2018

Viaggio 2016 in Georgia 11 (3a puntata su Tbilisi, cioè 5° e 6° giorno di nuovo nella capitale )

11a puntata:

lunedì 18 luglio

Partiamo da Sighnaghi. Anche questa auto, come già altre volte, ha il parabrezza davanti crepato, scheggiato, questa vecchia macchinazza, è tutta scassatona ... era meglio il Mercedes di ieri (comprato in Italia) con il cambio automatico. Il manto stradale è tutto rappezzato, rattoppato, e ondulato, e sono vecchi gli ammortizzatori per cui si salta spesso, o l'auto ballonzola, e si sente il ferro sotto al sedile dietro... Passiamo un grande e bel castello medievale, ben tenuto o restaurato.

di nuovo a TBILISI
(è quindi la 5a giornata che passeremo nella capitale)
brossura dépliant su Tbilisi dell'uff.turistico 
con la statua equestre (1959) di re Vakhtang

Attraversiamo la parte di nord-est della città che ancora non avevamo vista. 
Ritorniamo nello stesso albergo deprimi giorni (a cui avevo telefonato 2921980 e inviato una mail di conferma: info@hotelsharden.com), quello tra Jerusalem Square e Leselidze Street.


E appena entriamo in camera ci buttiamo sul letto e ci addormentiamo. 
Dunque è il ns 5° giorno a Tbilisi, usciamo e andiamo subito a cambiare dei soldi (e vediamo che il cambio è migliorato per noi), e poi non avendo fatto la prima colazione, andiamo in un bel bar che si chiama "Entrée", in via Kota Apkhasi 47, in cui fanno anche delle attraenti insalatone, brioches, panini imbottiti, alcuni primi, ... ecc. Prendo un piatto di riso basmati con peperonata dolce, e Annalisa un sandwich con formaggio emmenthal e prosciutto cotto (tutte cose introvabili al di fuori da Tbilisi). 
Gironzoliamo andando su verso destra, ma sono case disastrate, con i ponteggi attorno, a causa ancora di un terremoto di anni fa ...  A Tbilisi, ma come d'altronde in tutta la Georgia da quel che abbiamo visto, ci sono sempre e ovunque lavori in corso, e il rumore di sottofondo di una sega elettrica o di un trapano, è un accompagnamento sonoro tipico delle città.

 bancarelle di libri usati

negozietto nel sottoscala
una vecchia auto di produzione sovietica, la Moskvich

Fa molto caldo. Moltissimi bevono dalle fontanelle pubbliche, che sono tantissime. Certi solo si lavano le mani, oppure la faccia, o le braccia, molti ci vanno a riempire la bottiglietta che portano con sé. Abbondano i posti per mangiare ma non ci fanno tanta voglia...




Dopo un po' però ritorniamo in albergo e restiamo nell'aria condizionata finché c'è questo solleone, d'altronde Tbilisi è "la calda"=tbili (questa l'etimologia del nome, ma riferita alle acque termali).

Nel pomeriggio avanzato usciamo di nuovo e facciamo una passeggiata fino a piazza Libertà, con il solito sangiorgio in mezzo, e su un lato il Municipio della capitale



e lì ci viene la curiosità di andare con la funicolare sulla collina retrostante dove forse c'è un po' di arietta e venticello. Prendiamo un taxi e diciamo di portarci alla partenza della cableway (che sappiamo è dopo il ponte di fianco a piazza Europa e al Parco Rike). Questo parte senza dir nulla, ma va in altra direzione... allora cerco di fargli capire a gesti "funicolare", ma non funziona, poi gli mostro la piantina della città, ma la guarda e non la capisce, allora telefona (i tassisti sono sempre al cellulare) per chiedere aiuto alla sua centrale ma pare non ottenga gran ché, allora gli indichiamo noi e per un po' va dove diciamo, ma poi supera un bivio dove doveva girare e non gira ma tira dritto, a questo punto interveniamo indispettiti,  e scocciati, allora ci chiede: «Cable Way Hotel??». «Nooo!!» corale da parte nostra, di nuovo stizziti.

Infine dopo assurdi giri arriva in piazza Europa, noi scendiamo subito incazzatissimi, gli allungo 5 Lari (la tariffa per girare in centro, cioè 2€) e ce ne andiamo. Diversamente dal solito questa volta non c'è nessuna coda (il motivo per cui non ci eravamo mai saliti) e quindi saliamo subito, prima che l'autista possa posteggiare e scendere. Il biglietto include l'acquisto di una card per tutta la rete dei trasporti pubblici urbani, che a noi oramai non serve, ma comunque il totale è di 3 Lari a testa, per cui...

Veramente bella la vista salendo.

Si vedono bene certi quartieri


Si arriva alla fortezza di Nikala (quella illuminata alla notte), ma i resti visti da vicino non sono un gran ché. Si passeggia fino alla imponente statuona della Madre Patria.

o Madre Georgia, = Kartlis Deda (del 1958)


Si vede dall'altra fiancata della collina il percorso del giardino botanico, che pare sia molto interessante ma ora non abbiamo voglia di andarci. Quassù non c'è nemmeno un bar né un posto dove poter passare la serata, e quindi dopo esser stati un po' su una panchina a guardare la statua e il panorama, scendiamo giù.


la cattedralona Sameba (del 1995)

il nuovo palazzo di Giustizia

il ponte della pace e il parco Rike coi tubi-teatri

e il nuovo palazzo della presidenza della repubblica

il san Giorgio dorato

ritorno giù
E invece nemmeno questa volta siamo andati sul trenino-cremagliera per salire sull'altra collina...

Passiamo davanti a una bigiotteria che vende propri prodotti artigianali, fatti dalla tizia che si chiama Khatuna e dalla sua amica Sofi. Cosine anche molto belle e raffinate, smalti, argenti, ori, ma a prezzi un po' troppo "all'europea". Lei ha tre sorelle sposate con italiani, due siciliani e uno toscano, che si chiama Moscato di cognome. Prendiamo qualcosa per fare dei regalini al ritorno.
Andiamo a cena in piazza Meidan, alla brasserie "Tartine", locale alla francese (qui nella foto è quello con la tenda rossa), tra il posto con la danzatrice e il negozio Bazar Meidan,

prendiamo due insalate "niçoise", cioè alla nizzarda, e io prendo anche una ottima puré di patate e due spremute di arancia. Un po' caruccio rispetto al resto della Georgia, cui ci siamo abituati ultimamente, ma nella capitale è così.

Avevamo pensato di andare nella giornata di domani a fare una veloce gita dalla mattina alla sera su al nord con la statale S3 (l'ex camionabile militare russa), oggi E117, sul confine, che poi va al passo caucasico per l'Inguscezia (Ingushetia), rep. autonoma nella Federazione Russa, alla città di Vladikavkaz. Si tratta nella parte georgiana dell'area montana denominata Kazbegi (dal nome dello scrittore che la descrisse nell'Ottocento). Siamo stati tentati per dare una occhiata di nuovo sul Caucaso, ma è assurdo, e sarebbe molto stancante (essendo poi il nostro ultimo giorno). Anche se si può fare a/r per 65 / 70 €uro, sono 160 km. In un primo momento veramente avevamo pensato di andarci stamattina da Sighnaghi, e restare là una notte (prenotato il "Soul Kazbegi guest house" a Stephantsminda, 25€ con colazione) e ritornare la sera di domani. Ma comunque stamattina non l'abbiamo fatto, e  insomma ora lasciamo perdere e restiamo in città tutta la giornata di domani.

Martedì 19 luglio, 6° giorno a Tbilisi,  e ultimo giorno in Georgia

Per la prima colazione ritorniamo da "Entrée" e prendiamo due cappuccini all'americana (cioè lunghi) e due brioche semplici. E' un self-service, quindi ordini e poi prendi il tuo vassoi e le lo porti al tavolo. Così alla fine ti puoi alzare e andartene quando vuoi, senza attese snervanti per pagare il conto... incredibile... proprio "all'europea".
Poi dopo essere andati con un taxi al lontano ufficio delle nostre linee aeree (la Türkish) per confermare il ns volo di ritorno per domattina presto, ed avere ricevuto rassicurazioni che non ce n'era bisogno... (ma è stato un periodo particolare per le Türkish e per l'aeroporto Atatürk di Istanbul).
Andiamo al Museo Nazionale o museo georgiano, alla sede centrale, con l'entrata nuova in viale Rustaveli, che non avevamo potuto visitare all'arrivo perché c'erano lavori in corso. Grande museo con bellissimi reperti molto ben esposti.



Sia la parte preistorica che quella archeologica, che anche tutto il resto (parte sul folklore, e parte di arte), sono interessantissimi. 

 ritrovamenti recenti

Ominini

una ricostruzione fondata sui reperti dell' homo georgicus di Dmanisi (inizio Paleolitico)

un'altra ricostruzione di ominine


ritrovamenti di Van, datati IV sec. a.C.

Ma è impossibile riferire di tutti i tesori che ci sono, e delle varie sezioni. Tutto veramente da vedere.
Altri musei non li vediamo proprio, come il Museo d'Arte, la Galleria Nazionale, il museo del teatro e del cinema, il museo d'arte moderna, o quello sul periodo sovietico, ...

Usciti, andiamo a prendere un piatto per pranzo da "Huggo" a lato della piazza Libertà. Anche qui  trovo sproporzionato il rapporto tra la qualità del cibo e il prezzo, forse adeguato a rappresentanti di ditte estere o di imprese commerciali i quali  si fanno dare il rimborso spese e l'indennità per trasferta in paesi in via di sviluppo dalle loro aziende, il che è comprensibile perché quella gente esige hotel e ristoranti che garantiscano uno standard di alto livello, la qual cosa però fa tirare su i prezzi in generale. Comunque sempre viva la "Citrosodina", che aiuta noi ingenui allocchi che siamo entrati senza guardare il menu coi prezzi... e mangiamo oltretutto roba pesantuccia ...

Tornando ci soffermiamo a guardare insulsi negozi di souvenirs, 
Peppone (= Beppe Stalìn)

per cercare dei regalini da portare al ritorno a casa. Annalisa trova una bancarella improvvisata di una grossa anziana popolana di campagna, quei dolci alle noci insaccati. Poi troviamo della bigiotteria carina di smalti dipinti e colorati, in particolare degli orecchini. 

forse una interpretazione stile fantasy di Ali e Nino

Infine, dopo aver fatto le valige mentre piove, andiamo poi a cena in quel posto che ci era stato consigliato ma che era sempre stato pieno, e troviamo un tavolino libero all'aperto. Si sta bene a guardare la piazza che resta giù un po' più in basso, con tutto l'andirivieni della sua animazione permanente a tutte le ore.
E intanto viene il crepuscolo e poi il buio con l'accendersi di tutte le illuminazioni... c'è una bell'aria in questa notte di luna piena di mezza estate  (full moon mid-summer night)

I love Tbilisi = me mikvars Tbilisi

la guidina locale

Mercoledì 20 luglio 2016, partenza (sarebbe il 20° giorno in Georgia)

Levataccia ancora in piena notte, e corsa sulle strade semideserte all'aeroporto (una ventina di km) per arrivare in tempo a fare il check-in (l'aereo decolla alle sei e mezza).


E poi paf! ci si ritrova nel meeting-pot dei non-luoghi quali sono gli aeroporti... Mi piace questo guazzabuglio di tipologie, abbigliamenti, modi di fare, e lingue varie che è tipico di queste situazioni. Qui non c'è più nemmeno una valuta nazionale, e tutti transitano e comprano e spendono con quella targhetta di plastica che è il vero mezzo di pagamento mondiale planetario. E' anche uno spettacolo da stare a godersi l'osservare come ci si regola nel vestirsi per un viaggio ... ognuno secondo suoi parametri... E poi ciascuno temporaneamente, ma in questo contesto permanentemente, siamo tutti tolleranti o indifferenti alle diversità, e ognuno fa come è solito, e dunque stanno a fianco a fianco cristiani occidentali, asiatici orientali, musulmani sunniti e musulmani sciiti iraniani, conservatori o reazionari assieme a contestatori e trasandati, vecchi e giovani, eccetera ecc.
E basta una mezza giornata immersi nel globale totale, per dimenticare un po' la bella e piccola Georgia. Ma seduti nel secondo aereo, il mio vicino georgiano mi offre un chewing-gum, ... didi madloba (=grazie mille).
Comunque si fa abbastanza presto: da Tbilisi si arriva a Istanbul in un'ora e mezza, poi (dopo purtroppo due ore di attesa) in un'altra ora e mezza da Istanbul si arriva a Venezia. Dunque atterriamo in Italia alla una e un quarto. Rieccoci a casa.

Alla fine siamo stati a Tbilisi sei giornate, e qualche parolina e qualche frasetta le avevo un po' imparate, tipo quelle per me essenziali: sokoze allerghia makvs, oppure me var alerghiuli soko, che vuol dire: sono allergico ai funghi!  poi: me ver svams ghvinos, non posso bere vino; gulis problemebi, problemi cardiaci. E poi: bodishi, scusate.


Comunque mi porto a casa alcuni ricordi che mi riguarderò e leggerò appena possibile: una guida di itinerari religiosi e spirituali, un dvd sulle bellezze della Georgia, e un paio di libri di raccolte di fiabe popolari e leggende georgiane.





Per una bibliografia sommaria vedi il mio Post su questo stesso blog:
 http://viaggiareperculture.blogspot.it/2016/06/biblio-e-video-sulla-georgia.html

(fine del diario)