mercoledì 18 aprile 2018

8, dai Batak del Lago Toba (a Sumatra 1979)

proseguo con foto di interesse etnografico, da viaggi fatti nel passato:
qui si tratta di un viaggio di quasi quarant'anni fa, in alcune parti del SudEst asiatico, in questo caso a
Danau Toba, ovvero Lago Toba, nella provincia del nord di Sumatra, Sumatera Utara (nell'Indonesia occidentale)

mercoledì 3 settembre

In questo lungo viaggio di 64 giorni, dieci li dedicheremo all'isola di Samosir.
Andiamo a prendere un aereo che fa il volo da pulau Penang (dove ci troviamo ora, una isoletta della Malesia) a Medan nel nord Sumatra in Indonesia, in circa 20 minuti. Da lì domani con 180 km di strada arriveremo al grande lago vulcanico, il lago Toba.
Siamo oramai molto vicini all'Equatore.

Abbiamo preso in quelle piccole bibliotechine delle guest houses una Guida sintetica ma ottima: South-East Asia on a Shoestring, =testo stringato sul sud-Est asiatico di Tony Wheeler, pubblicato dalla casa editrice Lonely Planet d'Australia, 1979 (tutti i Paesi del SEA in trecento pagine, dall'Indocina all'Indonesia alle Filippine, Thailandia, e Birmania, ecc...).




E' già da un po' che ci facciamo dare dagli altri viaggiatori che incontriamo, tutti i ragguagli possibili, e ne prendiamo appunti sul quaderno del Diario.
l'isola di Sumatra e il tragitto da Penang al lago

il lago e l'isola Samosir


L' "isola" di Sumatra è più grande di tutta l'Italia, ed è lunga 1760 km e larga fino a più di 400 km. Ha grandi foreste con alberi alti 60 metri, e vi sorsero le più antiche civiltà del sudest asiatico. In questa area della provincia settentrionale, vi sono culture che hanno una impressionante architettura con grandi edifici rettangolari in legno intarsiato e decorato.
Il grande lago è molto chiaramente la caldera di un enorme cratere vulcanico riempitosi d'acqua, grande ben 1700 kmq e profondo 500 metri, è lungo 100 chilometri e largo 30. Al centro c'è l'isola di Samosir, dove vive il popolo dei Batak, ed è questa la nostra mèta.

L'anno precedente avevo comprato l'unico libro in italiano a tutt'oggi disponibile, cioè il bellissimo volume fotografico sull'Indonesia, con foto di Adriano Zecca e testi di Giuseppe Fardella, intitolato "Indonesia", pubblicato dal CDC cioè il Centro Documentazioni Culturali Internazionali, di Milano, uscito nel '76, ma non l'abbiamo portato con noi, sia perché è di 350 pagine con carta patinata e foto, quindi è troppo pesante, sia perché non è una guida di viaggio, e riguarda tutte le numerose isole grandi e piccole di questo estesissimo arcipelago di terre e di popoli chiamato Indonesia (le ex Indie Orientali Olandesi). E in quel libro c'è un interessante capitolo sui Batak.


Poi qui sul luogo trovo un bel "manuale" sull'Indonesia di Bill Dalton, pubblicato nel '78 dalla Moon Publ., e distribuito da Singapore. Anche qui un consistente capitolo sui Batak e sull'isola di Samosir.
Ma mi chiedo:... se fossimo venuti qui due-tre anni fa, che testi avrei trovato per questo viaggio? sono tutti appena usciti...



Dunque... la mattina dopo, con un decente pullmino di linea affrontiamo il lungo viaggio da Medan fino a Prapat, il porticciolo sul lago, stando tutti schiacciati e pigiatissimi.
La casupole sono in massima parte fatte con strutture portanti in legno e ricoperte di paglia intrecciata tipo stuoie, e col tetto in lamiera. Ci sono palme a raggiera, e di vari altri tipi, e le palme da cui si trae il cosiddetto olio di palma. E coltivazioni di caucciù per chilometri. Man mano che si sale la vegetazione cambia, arbusti e alberi a foglie piccole, e conifere.
Ma ad un certo punto dobbiamo cambiare bus (?!)... e finiamo in un vecchio autocarro sudicissimo. Con questo trabiccolo giungiamo nella zona dei Batak, e arriviamo sulla cresta vulcanica, da cui si vede giù lo spettacolare panorama del grande lago (danau) Toba.




Al porticciolo prendiamo un piccolo traghetto per andare sull'isola (pulau) di Samosir. Il molo del traghetto lo si trova camminando lungo un posto per mangiare, una rest house, e parte più o meno verso le 10:30, o quando l'imbarcazione si riempie.
L'isola in mezzo al lago è piuttosto grande (650 kmq). Abbiamo intenzione di alloggiare in un losmen, cioè una pensione famigliare, da Christina nella località Tuk-tuk. Ma la barca si ferma a Tomok dall'altra parte di una penisoletta... e qui sull'isola di Samosir non ci sono strade, non ci sono mezzi motorizzati (pare ce ne siano un paio), e quindi ci tocca farci a piedi con i nostri zaini il sentiero che taglia la penisoletta andando da una parte all'altra.

footway

La guest house è carina e le due signore sono cordiali. Purtroppo non c'è modo di lavarsi se non scendendo nel lago, ma qui sotto l'acqua è molto melmosa e non è per nulla invitante, per cui dopo aver sistemato gli zaini e le nostre cose e parlato con la padrona, ci riavviamo a ritroso verso l'altro golfo per farci un bagno ristoratore.


Ceniamo favolosamente sul terrazzino: guacamole de aguacate, papaya "à la Torel", cioè con un incavo al centro, con dentro pezzetti di ananas e di banane, cosparse di cocco grattugiato, ed il tutto abbondantemente spolverato di cacao. A lato ci sono delle mie, cioè noodles ovvero tagliatelle di farina di frumento (a volte sono di riso: miehoen), che non sono come al solito fritte (mie goreng).



Ma alla notte la latrina senza acqua corrente e nel buio totale, non ci entusiasma. Al mattino una colazione di macedonia di frutta con müssli, buona, e tapioca fritta molto buona, e il famoso gadogado che invece non è un gran ché (riso con verdure, condito in salsa di noccioline peanuts triturate ).

Poi facciamo una camminata tutt'attorno alla penisola cosparsa di casette e di vecchie casone (sono come frazioni di Tuk-tuk) per cercare un posto migliore e in effetti ci sono luoghi dove l'acqua è pulita e con un magnifico panorama del grande lago.
Certe casone tradizionali in legno (adat) sono affascinanti, col tetto a forma di sella. Vi abitavano due/quattro famiglie di stretti parenti.


Alcune sono davvero enormi (rumah adat) e vi dormivano fino a dieci/dodici nuclei famigliari dello stesso clan.

Incontriamo un russo-tedesco che avevamo già visto a Penang che ci consiglia un losmen dove trasferirci. Alla sera incontriamo dei ragazzi inglesi, anche loro già visti altrove, che fotografano i numerosi maialini, così impariamo da loro che nella lingua locale ho-oto-oto vuol dire "tu molto bello", frase chiave per avere il permesso di fotografare.


I bambini vengono impegnati anche in lavori pesanti, come qui per es. vanno avanti e indietro portando sulla testa dei pietroni che serviranno per fare il basamento di un nuovo bungalow, mentre altri vanno a raccogliere e portare a casa quanto più legna possibile, altri li abbiamo visti lavorare con fatica nei campi, e gli adulti gli danno solo qualche occhiata di sfuggita ogni tanto.

A cena veniamo a sapere che qui si è praticamente obbligati a mangiare solo vegano, in quanto i maialini ben raramente li sacrificano e solo per delle festività quando fanno i pig-parties, pescatori qui quasi non ce ne sono (!) e comunque vendono tutto al mercato sull'altra costa, e altra carne non ce n'è. In tutta Sumatra formaggi non se ne fanno... Altrimenti, volendo variare, ci sono in abbondanza funghi allucinogeni raccolti freschi all'alba, e anche ganja e infiorescenze essiccate di canapa, quindi se si vuole arricchire il menù, si fanno dei tortini con marijuana, e frittate con funghi "speciali", ma a noi non va.
Per cui a cena mangiamo una salad fruit con banane, papaya, ananas, avocado, cocco grattugiato, cacao, e il tutto innaffiato da latte condensato in barattolo. Ancora molto buono per ora...
Il giorno seguente ci trasferiamo al "Mata Hari" losmen, da Carolina. Lei ci affitta un bungalow moderno, che teoricamente avrebbe la luce elettrica, e l'acqua corrente, che però.... ahimè sono al momento mancanti...
La signora fa anche la tessitrice su ordinazioni con un telaio rudimentale.


Più tardi allora ci affitterà un adat che ha fatto restaurare, ed è veramente una sensazione speciale dormirci dentro. Lei si stupisce che agli europei interessino e piacciano queste vecchie case di una volta, cerchiamo di dare una spiegazione ma lei sa solo alcune poche parole in inglese. Già per lei è molto aver imparato a scuola un po' di Ba'hasa la lingua comune dell'Indonesia.


Andiamo a piedi a Tomok, dove ci sono vari baracchini e bancarelle dove acquistiamo dei sarong in batik, uno più pesante e uno molto leggero, più caro. Si tratta di un lungo pezzo di tessuto, di solito di cotone, molto colorato, e a volte con disegni, che uomini e donne portano allacciandolo in vita. Bisogna contrattare a lungo, a loro piace, si divertono, ed è per loro una occasione anche per parlare un pochino, nel solito basic english (con una strana pronuncia un po' storpiata), in quanto vogliono conoscere i paesi lontani e le nostre strane abitudini e idee.

E' un po' curioso che il termine Batak significasse originariamente "mangia maiali", dato che invece si nutrono quotidianamente di verdure e frutta, ma in effetti quando si fa festa, allora è con la carne di maiale che si festeggia.
Sono ripartiti in vari raggruppamenti per stirpe, il maggiore è quello del lago, quindi i Toba Batak, ma poi ci sono i Karo, i Pakpak, i Simalungun, i Mandailing e altri gruppi (o tribù?), che stanno nelle colline e montagne circostanti, di cui ognuno rivendica una linea di discendenza da qualche noto  antico progenitore. Questi del lago Toba si rifanno alla mitica figura di Siraja Batak, che si insediò a Samosir. La discendenza segue una filiera patrilineare, mentre in ambito domestico è molto forte il potere  delle donne, anche se i Batak si distinguono dai vicini più a sud i Minangkabau tra cui vige il matriarcato.

Sono sempre impegnati a fare qualcosa, un detto dice che "i Batak sono dei lavoratori non dei pensatori". Ogni comunità di stretti parenti (huta) abitavano insieme nelle casone, mentre comunità più estese multi-famigliari (marga) stavano nelle costruzioni più grandi.
Il marga è regolato in modo esogamico, per cui un uomo non può sposare una donna del suo stesso marga, mentre è la donna che abbandonando il proprio, entra a far parte del marga del marito.
Sono più che altro coltivatori di riso, ma anche di cavoli, cipolle, pomodori, fagioli, patate e ananas. Le donne contadine sono robuste di costituzione e forti, altre sono più aggraziate. Molti uomini sono bravissimi giocatori di scacchi, tra i migliori d'Oriente ((probabilmente gli scacchi furono importati dagli olandesi, ma già c'erano giochi simili di origine indiana, e i cosiddetti scacchi cinesi xianqi).
L'animale totemico è il bufalo asiatico, inoltre credono in varie divinità (che rispettano anche se i Toba Batak sono formalmente convertiti al cristianesimo protestante), in particolare i Karo avevano elaborato un calendario astrologico, porhalaan, che determina i giorni fausti e quelli infausti nei 12 mesi tutti di 30 giorni, che viene inciso su un segmento cilindrico di bambù, che sta appeso ad un piolo, con sotto dodici listelli, uno per ciascun mese.
E infine credono molto nelle pratiche magiche, e sono di fondo ancora animisti.



Ecco un foglietto ciclostilato che spiega il significato dei vari simboli:


Quando gli olandesi riuscirono dopo vari tentativi a soggiogare i Batak nel 1910, rendendoli vassalli, i Batak avevano i loro capi che comandavano ciascuno su una comunità o marga, con vari clan, o in certi casi, vi erano dei veri e propri regni anche piuttosto antichi.
A mezza giornata di cammino da Tomok ci sono dei resti archeologici di uno di questi regnetti. Andiamo a visitare le antiche tombe reali che sono veramente stupende e affascinanti, in mezzo a grosse radici di grandi alberi. Le chiamano "le barche dei morti".




Ce ne sono poi altre più isolate nei prati fuori dal villaggio.


I sarcofagi sono detti parhollan, cioè barche per le ossa. Dopo un periodo di sepoltura le ossa vengono riesumate e riposte nelle "barche" per iniziare "il lungo viaggio verso il paese delle anime che riposano". La grande testa, detta singa, ha la funzione di proteggere il suo delicato carico.

Prendiamo un opuscoletto ciclostilato, che spiega un po' la storia di questo piccolo regno del villaggio di Huta Bolon (huta è una comunità di stirpe), capitale del Bius Simanindo (ovvero del Simanindo Kingdom).

Andiamo a pranzo da "Mon goloi", vicino a dove c'è una antica casa per riunioni comuni (sopa) di fianco a una rumah adat, una grande costruzione, o palazzo in legno, e lì mangiamo una piccola fruit salad, ma questa volta c'è dentro anche del passion fruit (cioè la maracujà).
Qui è sempre fonte di una piacevole sensazione  notare ogni tanto il gran silenzio che c'è tutt'attorno.

Il sabato mattina andiamo con il traghettino delle otto e mezza al mercato settimanale di Prapat,






dove c'è folla e rumore, e c'è di tutto, sia riguardo ai prodotti, che alle persone. Ci sono indonesiani moderni, turisti, Batak di Samosir ma anche gente della tribù dei Karo, e di quella dei Mandailing, o di altre etnie come i Minangkabau (che hanno il loro centro più a sud, a Bukittingi).



Oltre a frutta e verdura, e a sementi, e sacchi di riso o di mais, o polveri, betel, peperoncini, cipolle, o altro, c'è anche carne di maiale, e forse di mucca, e pesce. Ci dicono che i pescatori battono l'acqua con una mazza o martello, per spaventare i pesci e indirizzarli verso le reti. Si vendono pure tessuti, bracciali, vecchi calendari, vecchi libri, opuscoli, orecchini, zufoli eccetera. Poi ci sono anche oggetti d'uso di ogni tipo.





Le diverse provenienze si distinguono dall'abbigliamento delle donne, in particolare dai loro copricapi tradizionali. Importanti sono anche le sciarpe (ulas) che poi si piegano sulla testa. 

Poi un giorno ci facciamo portare in barca a fare il giro esterno di Samosir.
 il lago è veramente grande

il perimetro del cratere è larghissimo

Scendiamo a vedere alcuni villaggi,


subito dietro la costa, si erge la montagna,


altre rumah adat

Le tecniche di costruzione e di decorazione degli adat sono elaborate e le casone su palafitta sono molto robuste e hanno una lunga durata. I decori sono spesso ottenuti per intaglio, cui si aggiungono ornamenti a schema geometrico o a volute, e sono colorati con terre locali. Sono frequenti anche dei disegni e raffigurazioni di figure umane e cavalli. 

Nei granai e nelle stalle compare il motivo della lucertola che i Batak assimilano allo "spirito della terra", ed è simbolo di fertilità e vitalità. Questa si ricollega anche alla propria personale "forza vitale" (tondi).

Qui sotto un adat per le riunioni del consiglio di villaggio, o casa comune, communal house (detta sopa):



 Annalisa


e si vedono anche delle vecchie tombe spesso a tumulo (effettivamente i Batak sono molto dediti al culto dei morti e in particolare alla venerazione di antenati particolarmente rispettati):



In alcuni prati ci sono dei pali di legno, o "bastoni magici", sormontati da figure che sono o antenati protettori per es. del campo, o spiriti paurosi che tengano lontani i malintenzionati, quindi sono dei  segnali marcatori di tabù (tungkat malaikat), come questi all'ingresso di una proprietà:


alcune grandi casone sono a tre piani

Anche la nostra, dentro è fresca di giorno, e ha il soffitto molto alto

Continuando il giro incontriamo altre tombe, recinti, statue...
 area sacra di devozione agli antenati

 burial urn, urna sepolcrale dove permane lo spirito del morto

ingresso ad un royal compound, in pietra scolpita

Poi ci inoltriamo attraverso un sentiero, lungo un ruscello, e attraversando fitta vegetazione incontriamo anche una cascata con una pozza d'acqua limpidissima.

qui sopra il sentiero, path, e sotto il ruscello

waterfall

Ritornando vediamo un altro villaggio (huta), e un gruppo di piccoli adat abbandonati, ed un grande banyano, che i Batak considerano con particolare rispetto, anch'esso è simbolo di vitalità.




Ma infine partiamo e salutiamo il bel lago con i suoi villaggi, che certamente conserveremo nella memoria.



13 settembre 1979
ciao, riprendiamo il volo da Medan a Penang
...ritorneremo poi in Indonesia anni più tardi (ma a Bali e alle Gili, nel '13) ...

una raccolta di testi da fonti di stampa su alcune realtà dell'Indonesia, 
che uscì 5 anni fa a cura dell'agenzia Avventure nel Mondo